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Fahrenheit 451

di Ray Bradbury

 

Leggere é reato! Chi può crederci? Eppure, nell'imprecisato futuro narrato da Bradbury é la dura realtà. Cosa rende la lettura così pericolosa, addirittura dannosa per le persone e la società? La mano nella foto é quella di Michele che ci racconta un po' di Fahrenheit.

“Quante persone conosci che riflettono la tua luce? La maggior parte sono... cercò una similitudine e la trovò nel suo lavoro: torce che bruciano fino a spegnersi. Molto raro che la faccia di qualcuno prendesse da te e restituisse la tua espressione, fino ai pensieri più intimi e incerti”. Queste sono le considerazioni sorte in Montag, il protagonista del romanzo, dopo l’incontro con Clarisse.

Montag è un pompiere che non deve spegnere incendi ma dar fuoco a libri, Clarisse invece è una ragazza diciassettenne che passa molto tempo in giardino ad osservare tutto ciò che succede. Il mondo che li circonda è quello degli anni Cinquanta, dove lo sviluppo tecnologico assume sempre più importanza, ma non ha ancora catturato le vite delle persone.

Montag entra in un travaglio esistenziale, perché l’atteggiamento e le domande di Clarisse lo scomodano dalla sua quotidianità assuefatta. Sarà lei, con la sua semplicità e autenticità, a ridestare questo cuore che abbandonerà il piacere di “sentirsi a posto” e si inquieterà tanto da iniziare una ricerca tutta nuova. Montag, che aveva già portato a casa dei libri, incuriosito incomincerà a leggerli ma solo dopo aver visto bruciare un'intera biblioteca e la proprietaria al suo interno.

Il suo comandante, Beatty, capisce ciò che Montag sta attraversando e cerca di persuaderlo a tornare alla vita “normale”. Beatty confida a Montag di aver vissuto un periodo simile al suo: anche lui aveva letto alcuni libri, ma aveva subito capito che non erano in grado di dare la felicità. Beatty consiglia a Montag di non credere né alle parole di Clarisse, né a chi sostiene che i libri contengano la soluzione ai problemi; lo esorta a legarsi ai “divertimenti solidi e compatti”, a tutte le cose e superficiali e tangibili che portano a un benessere frivolo e passeggero.

È proprio vero! È la paura che ci tiene immobili e fa crescere in noi la pretesa di essere tutti uguali. “Ogni uomo deve essere l’immagine degli altri, perché allora tutti sono felici, non ci sono montagne che li fanno tremare, cime con cui devono confrontarsi. Ecco perché un libro è come un'arma carica nella casa del vicino”. Bruciarlo, significa togliere le munizioni dall'arma.

Allora, “ritrovare l’attenzione (che è la presenza del presente) è necessario per ritrovare se stessi e ribellarsi alla dolce schiavitù che ci consegna al vuoto spettacolare del consumismo. Clarisse è il nome dei nostri incontri con la realtà: un libro, un giorno senza cellulare, una passeggiata in cui scoprire che alberi e nuvole esistono ancora, una chiacchierata a cuore aperto con un amico... e tutte quelle cose che rafforzano la nostra resistenza interiore a ogni forma di dominio. Il segreto di Clarisse è la famiglia: non hanno televisori, parlano tra loro, sono liberi da ogni manipolazione” (A. D'Avenia).

La storia si intreccia tra gli eventi e i personaggi che ho provato, maldestramente, a descrivere. Sono convinto che la forza di questo racconto sia in grado di suscitare in ogni lettore vibrazioni diverse, riflessioni personali, agganci strepitosi... non vi resta che leggerlo!

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