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CASERTA 2022

Una giornata inaspettata

Articolo di Flavio Carlo Chimienti per la rivista 'Servi della Sofferenza'

Sveglia alle quattro.
Una veloce colazione, una puntata sul balcone per osservare l’allineamento dei pianeti che coincide con questa splendida giornata, una doccia e poi subito in macchina, direzione San Giorgio Jonico. Questa è la mia prima tappa di quella che sarà la tanto desiderata gita alla Reggia di Caserta.
Lì a San Giorgio ci incontriamo con alcuni dei miei amici e la mia docente di Italiano e Latino, Professoressa Carmela Campanale, nonché animatrice del gruppo giovani “Cercatori d’Oro”.
Vi confesso che ho un po’ di paura; per me è una cosa nuova essendo la prima volta che i miei genitori mi lasciano andare da solo e la pandemia di certo non ci è stata d’aiuto. Però non voglio tirarmi indietro. Arriviamo a Ruvo di Puglia e lì ci incontriamo con la parte restante del gruppo: siamo circa ottanta.
Nel pullman che ci porta verso Caserta sembriamo una banda di scalmanati: si parla, si canta, si ride tra noi come se fossimo amici di vecchia data. Il primo miracolo è già avvenuto: due gruppi di ragazzi più o meno coetanei, sconosciuti tra loro, sono diventati amici; abbiamo tutti voglia di vivere al meglio questa giornata. L’arrivo a Caserta è faticoso perché la giornata è molto calda ma questo non ci preoccupa più di tanto. Ci rechiamo, quindi, a visitare la Reggia. Visitiamo, una dopo l’altra, le stanze aperte al pubblico godendo della magnificenza di quest’edificio.
Poiché siamo un gruppo numeroso di 90 persone (sì, il numero cresce ancora: a Caserta incontriamo altri amici romani!) e non si poteva prenotare un’unica guida per tutti, non abbiamo apprezzato appieno l’aspetto storico dell’edificio e neanche la presenza di opere e dipinti astratti, esposti in mezzo a tante opere classiche (forse appartenenti ad una mostra di arte moderna?!).
Ma questo non ci impedisce di ammirare gli arredi, gli affreschi e soprattutto la mostra dei Presepi Artistici Napoletani; all’ingresso della stanza che li ospita veniamo colti dallo stupore perché gli stessi sono esposti in maniera accattivante: in un ambiente buio, le cui poche luci sono puntate su quelle strutture in maniera da farle risaltare il più possibile. Mi sono fermato lungamente ad osservarli perché il presepe è una mia passione ed ero curioso di scoprire la bellezza di questi (tanto famosi) “Presepi Napoletani”.
Ci ritroviamo quindi fuori a far visita ai meravigliosi giardini che circondano la Reggia; al primo spiazzo ci fermiamo tutti insieme a pranzare: noto nuovamente che si sta uniti in un unico gruppo, con leggerezza, a condividere un altro momento della nostra giornata. Continuiamo la nostra esplorazione ai meravigliosi giardini che io visito in lungo e in largo per almeno due volte. Anche se il sole picchia e la levataccia della mattina comincia a farsi sentire, io non demordo; sento la necessità di stare con i miei amici e di vivere a fondo questa mia prima avventura in autonomia e poi, la bellezza di questi giardini e delle fontane è talmente grande che meritano tutta la nostra attenzione. La giornata ha, infine, un ultimo momento di condivisione: la celebrazione della Santa Messa a cura di Don Giuseppe che, con noi, aveva fatto il tragitto da San Giorgio a Ruvo di Puglia e aveva già fatto capire quanta simpatia emanasse. Anche durante la Messa continuo ad avere la stessa impressione: il filo conduttore di tutta la giornata è la condivisione. Tanti giovani messi insieme, all’inizio come perfetti sconosciuti, che chiudono questa loro bella giornata con un momento così profondo e riflessivo. Sarà questo il messaggio che i “Cercatori d’Oro” vogliono esprimere? Sarà questo “l’Oro” che effettivamente cercano? In effetti, un po’ mi aveva incuriosito il nome di questa associazione. Perché “Cercatori d’Oro”? Di sicuro l’elemento prezioso che loro cercano non è quello a cui solitamente noi pensiamo. Il loro “Oro” ha ben altra natura ed è ancora più prezioso. L’essere riusciti a mettere insieme tanti giovani a condividere una giornata intera è il risultato di questa loro ricerca ed io sono grato di essere stato una di quelle tante “pepite”.